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Scritto da Fabio Sdogati
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giovedì 14 gennaio 2010 |
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Sembra
a chi scrive che possa essere utile fare il punto sullo stato
dell'economia italiana all'inizio di questo nuovo anno. La
proliferazione dell'informazione, fatto di per sé
indiscutibilmente positivo, può infatti avere talvolta degli
effetti negativi sulla possibilità che il pubblico ha di formarsi un
quadro della situazione coerente con le sue caratteristiche ‘vere'.
E ciò non vale soltanto per il ‘pubblico' nell'accezione più
comprensiva del termine, ma vale anche talvolta per professionisti,
giovani, studenti, gruppi importanti nella vita del paese che hanno
bisogno di formarsi un quadro, se non ‘vero', almeno
comprensibile di come la situazione economica vada evolvendo e di
quali possano essere le prospettive per il futuro prevedibile.
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Scritto da Andrea Forti
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domenica 10 gennaio 2010 |
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Nel
2010 si concluderà il tormentato ciclo decennale del programma di
politica per la competitività e la crescita economica dell'Unione
Europea noto come strategia di Lisbona (SL) e il Consiglio dei
Ministri della UE ha iniziato a discutere in preparazione di "una
rinnovata strategia UE per il lavoro e l'occupazione per il periodo
post-2010" (dal Comunicato stampa del Consiglio, nella formazione
"Affari Generali" del 16 novembre 2009) ed attende dalla
Commissione Europea, all'inizio dell'anno, una proposta in
merito.
Anche
se il dibattito pubblico non è ancora entrato nel vivo, in attesa
della nomina della nuova Commissione presieduta per la seconda volta
da José Manuel Durão Barroso, la Commissione uscente e il Consiglio,
attivamente sostenuti dalla Presidenza svedese di turno, hanno già
messo in chiaro che la SL dovrà essere rimpiazzata da una nuova
strategia che ne salvi gli aspetti positivi correggendone le
imperfezioni.
Ma
cosa ha funzionato? E cosa invece non ha funzionato, visti gli esiti
deludenti della SL rispetto agli obiettivi proclamati?
[Scarica e leggi l'intero documento]
Forti - Lisbona
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Scritto da Fabio Sdogati
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giovedì 29 ottobre 2009 |
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La Germania è terra di cambiamento (di ‘innovazione', direbbero alcuni). Tutti ricordano, o dovrebbero ricordare, che mai una volta nella vita del marco tedesco, dal 1948 al 1998, le autorità di politica economica di quel paese fecero ricorso alla svalutazione come strumento per la competitività, la quale fu sempre spinta dall'innovazione, cioè dalla volontà e dalla capacità di tradurre i risultati della ricerca in procedure, strutture organizzative, prodotti, produttività.
Oggi la Germania si riconferma terra aperta al cambiamento. Vinte le elezioni e formata una coalizione di governo che, nella visione di alcuni, avrebbe ‘liberato' la Cancelliere Merkel dagli influssi malefici dei socialdemocratici e le avrebbe consentito di adottare politiche ‘liberiste' (leggi: bilancio in pareggio), la Merkel stessa sceglie come Ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, già Ministro degli Interni nella precedente coalizione da lei stessa diretta. E in una delle sue prime dichiarazioni alla stampa tedesca il Ministro delle Finanze sorprende molti (non noi) dichiarando che: 1 è sua intenzione aiutare la Germania ad uscire in tempi ragionevoli dalla crisi presente, e 2. L'idea di un bilancio in pareggio alla fine dei quattro anni di mandato è del tutto utopica.
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Scritto da Fabio Sdogati
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lunedì 05 ottobre 2009 |
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On
March 26, 2009 Zhou Xiaochuan, President of the People's Central
Bank of China, published on the Bank's homepage a paper beginning
with the following words:
"The
outbreak of the current crisis and its spillover in the world have
confronted us with a long-existing but still unanswered question, i.
e., what kind of international reserve currency do we need to secure
global financial stability and facilitate world economic growth
[....]?" (Zhou 2009).
The
statement
hidden in question appears to make instantly obsolete any existing
debate about the role of national
currencies as international reserve currencies, and opens the door to
a question not really discussed after Bretton Woods and the theses
Keynes expounded in that occasion on the subject, that is, the need
for an international reserve instrument other
than
a national currency.
In
this paper I argue that, in general, the choice of the appropriate
kind of international reserve instrument is dictated by the kind of
international division of labor prevailing in any given period.
According to this model, that the Us dollar ought to have been the
international reserve currency after WW2 is obvious; and that the
dominance of the dollar ought to have been weakened in the early
seventies and the Bretton Woods agreements dismissed is explained
with the new role of the ‘Asian tigers', a role associated with
an emerging new form of international division of labor later to be
called ‘international fragmentation of production.' It follows
that the question asked by Mr. Zhou is legitimate in that the current
crisis and the widespread use of international fragmentation of
production and global production networks, particularly efficient and
vast between Us and China, calls for a new kind of international
reserve currency. Furthermore, it is argued that the apparent wish by
the Us and Chinese fiscal authorities to jointly control the dynamics
of world aggregate demand, is also coherent with the underlying
division of labor and the call for a ‘different kind' of
international reserve currency as well. Such reserve currency would
be nothing other than a sort of dollar/renminbi weighted average
instrument.
Thus,
the
paper shows that a
specific form
of the new international reserve instrument called for by Mr. Zhou
would indeed show a greater degree of coherence with both the
existing pattern of international division of labor between China and
the Us and their roles as ‘producer of last resort' and ‘consumer
of last resort' respectively than the Us dollar alone does.
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Valute di riserva
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Scritto da Fabio Sdogati
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martedì 07 aprile 2009 |
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Si
ricorderà che la prima riunione del gruppo dei venti (G20) si tenne
a novembre 2008 a Washington DC. Effetti clamorosi non se ne videro,
ma ciò era comprensibile: nel periodo di transizione tra una
presidenza e l'altra il Presidente in carica non poteva più
esercitare il proprio potere a livello internazionale (né,
ovviamente, all'interno), mentre il Presidente eletto non poteva
esercitarlo ancora. Ma un principio fu affermato in modo
inequivocabile: il G20 era qui per restare, come dimostrava il fatto
che se ne annunciò subito un altro da tenersi da lì a pochi mesi.
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