E' online il nuovo quadro macroeconomico sulla Repubblica Popolare Cinese, presentato il 10 Maggio 2012, nell'ambito del corso Doing Business in China presso il MIP .
The current crisis was revealed to the European public on August 7, 2007. 2009 is the worst year on record. The worst so far, that is, since we know 2012 will be bad but cannot tell just how bad.
Since we are among those who believe that economic policies are there to counteract crises and jump-starting the economy (any economy) is possible, in this paper we ask whether policy mixes adopted over the last four years have been effective and, if not, why that was the case.
We find that, generally speaking, only in the second half of 2008 and early 2009 appropriate policy mixes were adopted by most countries, and that ever since the European policy mix has not been directed at reviving aggregate demand.
To put it differently:
1. Why is such a brutal recession being forced on the European people? The evolution of the monetary-fiscal policy mix over the last four-and-one half years shows that a re-starting of the real economy was an issue in 2008, but it has never been one since. On average, European governments have been running, and pledge to run in the foreseeable future, very aggressive recessionary fiscal policies; the ECB has adopted an inadequate (from the real side of the economy point of view) monetary policy easy to a degree never seen before, despite there is abundant evidence that monetary policy is not working.
2. How will the liquidity held by financial and non-financial firms alike find its way back into the economy? I submit that the combination of immense amounts of liquidity held by banks and contractionary, debt-reducing policies are the proper policy combination to ensure that sufficient liquidity will be available to finance the coming wave of privatizations and state-owned property sales –apparently, the only way European policy makers can think their way out of the recession.
Lo stipendio medio annuo di un lavoratore dipendente impiegato in un impresa italiana è pari a 23,406€. A dircelo è Eurostat, che il 24 febbraio ha pubblicato le statistiche relative all’anno 2009 di tutti i paesi dell’Unione Europea. Meno dell’Irlanda, meno della Spagna, meno di Cipro, poco più del poverissimo Portogallo. Ma noi non ne siamo stupiti.
Adesso l’Europa si impegni a salvare la Grecia (e se stessa)
Il Sole24 Ore oggi titola che si è scelto di salvare la Grecia. Eppure non è così. Il titolo di questo mio articolo non è invertito per errore rispetto a quello del Sole, ma perché esso rappresenta quello che è veramente avvenuto e quello che dovrà necessariamente avvenire se si vuole uscire dalla recessione in cui le scelte europee di politica economica hanno gettato la Grecia, l’Italia, la Spagna, l’area euro, l’Unione tutta.
1. La Grecia ha salvato l’Europa.
Tutti i quotidiani, tutti i commentatori, tutte le agenzie parlano di ‘bailout’, di ‘default disordinato’ che la troika avrebbe evitato, di ‘salvataggio della Grecia dal fallimento’. Non fosse per la drammaticità della situazione, verrebbe da ridere.
Come si è cercato di argomentare ormai da molto tempo, e in diversi sedi, per capire se veramente si possa parlare di ‘Grecia salvata dal fallimento’, occorre partire da questioni solo apparentemente terminologiche: prima tra tutte, ovviamente, la definizione di ‘fallimento’.
Questo concetto si applica perfettamente alla condizione in cui si trova un’impresa privata quando dichiari di non poter più fare fronte ai propri impegni di debitore. Si tratta di una situazione poco piacevole tanto per il debitore che per il creditore, ma è pur sempre una situazione prevista e, di conseguenza, normata: esiste il diritto fallimentare, ed esiste una procedura giuridica fallimentare. I privati possono fallire.
E i governi, possono fallire i governi? La risposta è NO. Se, invece di trastullarsi con lingue ostiche, evitando in particolare espressioni quali ‘default’ e ‘bailout’, i nostri commentatori usassero la nostra lingua, saprebbero che i governi non ‘falliscono’ (e tanto meno falliscono gli Stati!), bensì ‘ripudiano’ il debito. Sì, lo ripudiano: decidono di non rimborsare i creditori, punto e basta. Esattamente come facevano i sovrani di alcuni secoli or sono, i quali non rimborsavano i propri debiti sulla base della teoria che non si trattasse di debiti propri, bensì di debiti del sovrano precedente. Debiti sovrani, appunto. Per i quali non è neanche prevista una procedura fallimentare.