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Greece 2010 is not Italy 1992 (but the UK may very well be)
Scritto da Fabio Sdogati   
martedì 23 febbraio 2010

What is happening on the sovereign debt market must be really incomprehensible to many economists and commentators (professionally) grown up over the last thirty years or so. Indeed, most everything that had become conventional wisdom over the post-Lucas (1974) paper seems to have become irrelevant: distinguished colleagues who have lived their life in terror of inflationary bouts following monetary (or fiscal) expansions are witnessing falling producer prices quarter after quarter; those who believe(-d?) that interest rates have an impact on investment spending are lost in a world in which discount rates are at zero (the intended federal funds rate) or 1% (the refinancing rate), when the President of the Federal Reserve System announces that those values are going to stay for a long time to come while announcing an increase of the discount rate; and those who believe in the thaumaturgic powers of ‘the markets' to bring equilibrium if and when unencumbered by policy interventions must surely feel like those great politicians who, in the thirties, thought that a good financial crises would ‘cleanse the economy of its excesses' -whatever that means.

Perhaps the ballooning debate about the likely effects of the Greek Government's recently uncovered large deficit and debt would be a good starting point to begin understand both the situation on the bond market and the general outlook of the current crisis.

The article is organized as follows. In section 1 I briefly discuss the background of the current situation on the sovereign debt market. One can always expect to learn something interesting from such exercises; Section 2 reviews the basic economic mechanisms leading to the 1992 crisis. Here the question to answer has to do with what economic theory has to say about the current situation as opposed to the 1992 one. Section 3 highlights the differences between then and now; conclusions are reported is Section 4.

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Obama e la (ri)regolamentazione dell'alta finanza dopo la Grande Recessione
Scritto da Andrej Sokol   
lunedì 22 febbraio 2010

Mentre il Fondo Monetario Internazionale rivede al rialzo le proprie previsioni di crescita per l'economia mondiale, pur segnalandone la mancanza di omogeneità fra le principali aree economiche e la cruciale dipendenza dalle componenti pubbliche della domanda aggregata, gli ambienti politici ed economici sono ancora impegnati ad elaborare appieno il significato delle proposte di riforma del sistema finanziario avanzate dal Presidente degli Stati Uniti nella sua conferenza stampa del 21 gennaio scorso, in parte riprese anche nel discorso del 27 gennaio sullo Stato dell'Unione. Il contenuto economico di tali proposte e alcune considerazioni generali sulla loro possibile portata costituiscono l'oggetto del presente articolo.

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La crisi che non c'era
Scritto da Fabio Sdogati   
giovedì 14 gennaio 2010

Sembra a chi scrive che possa essere utile fare il punto sullo stato dell'economia italiana all'inizio di questo nuovo anno. La proliferazione dell'informazione, fatto di per sé indiscutibilmente positivo, può infatti avere talvolta degli effetti negativi sulla possibilità che il pubblico ha di formarsi un quadro della situazione coerente con le sue caratteristiche ‘vere'. E ciò non vale soltanto per il ‘pubblico' nell'accezione più comprensiva del termine, ma vale anche talvolta per professionisti, giovani, studenti, gruppi importanti nella vita del paese che hanno bisogno di formarsi un quadro, se non ‘vero', almeno comprensibile di come la situazione economica vada evolvendo e di quali possano essere le prospettive per il futuro prevedibile.

 

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Alla ricerca di una nuova Strategia di Lisbona dell’Unione Europea
Scritto da Andrea Forti   
domenica 10 gennaio 2010

Nel 2010 si concluderà il tormentato ciclo decennale del programma di politica per la competitività e la crescita economica dell'Unione Europea noto come strategia di Lisbona (SL) e il Consiglio dei Ministri della UE ha iniziato a discutere in preparazione di "una rinnovata strategia UE per il lavoro e l'occupazione per il periodo post-2010" (dal Comunicato stampa del Consiglio, nella formazione "Affari Generali" del 16 novembre 2009) ed attende dalla Commissione Europea, all'inizio dell'anno, una proposta in merito.

Anche se il dibattito pubblico non è ancora entrato nel vivo, in attesa della nomina della nuova Commissione presieduta per la seconda volta da José Manuel Durão Barroso, la Commissione uscente e il Consiglio, attivamente sostenuti dalla Presidenza svedese di turno, hanno già messo in chiaro che la SL dovrà essere rimpiazzata da una nuova strategia che ne salvi gli aspetti positivi correggendone le imperfezioni.

Ma cosa ha funzionato? E cosa invece non ha funzionato, visti gli esiti deludenti della SL rispetto agli obiettivi proclamati?

 

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pdfForti - Lisbona

 
 
La Germania keynesiana della Cancelliere Merkel
Scritto da Fabio Sdogati   
giovedì 29 ottobre 2009

La Germania è terra di cambiamento (di ‘innovazione', direbbero alcuni). Tutti ricordano, o dovrebbero ricordare, che mai una volta nella vita del marco tedesco, dal 1948 al 1998, le autorità di politica economica di quel paese fecero ricorso alla svalutazione come strumento per la competitività, la quale fu sempre spinta dall'innovazione, cioè dalla volontà e dalla capacità di tradurre i risultati della ricerca in procedure, strutture organizzative, prodotti, produttività.

Oggi la Germania si riconferma terra aperta al cambiamento. Vinte le elezioni e formata una coalizione di governo che, nella visione di alcuni, avrebbe ‘liberato' la Cancelliere Merkel dagli influssi malefici dei socialdemocratici e le avrebbe consentito di adottare politiche ‘liberiste' (leggi: bilancio in pareggio), la Merkel stessa sceglie come Ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, già Ministro degli Interni nella precedente coalizione da lei stessa diretta. E in una delle sue prime dichiarazioni alla stampa tedesca il Ministro delle Finanze sorprende molti (non noi) dichiarando che: 1 è sua intenzione aiutare la Germania ad uscire in tempi ragionevoli dalla crisi presente, e 2. L'idea di un bilancio in pareggio alla fine dei quattro anni di mandato è del tutto utopica.

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