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Crisi mondiale "atto secondo"
Scritto da Fabio Sdogati   
martedì 20 luglio 2010

Sono disponibili il video ed i lucidi dell'intervento al convegno «Crisi mondiale "atto secondo"», organizzato dalla MIP School of Management:

Video

Lucidi.

 
 
Dalla crisi del credito alla crisi dei debiti pubblici europei
Scritto da Fabio Sdogati   
lunedì 19 luglio 2010
Le dure politiche di risanamento dei conti pubblici messe in atto dai governi non avranno effetti positivi sull'economia reale: la dimensione dei debiti sovrani è ormai talmente grande che il modo di pensare tradizionale appare inadeguato. Un'analisi "fuori dal coro" dello scenario economico attuale.
 
Questo articolo è apparso su ICT4Executive N.2, luglio 2010, www.ict4executive.it, ed è scaricabile al seguente link:
 
 
 
Politica economica e geografia della ripresa: quali implicazioni per la supply chain?
Scritto da Fabio Sdogati e Andrej Sokol   
giovedì 20 maggio 2010

Nel dicembre del 2007 l'economia americana entrava ufficialmente in recessione; si chiudeva così un periodo di crescita ininterrotta che durava dal novembre del 2001. Approssimativamente nello stesso periodo, anche gran parte delle altre economie  - senza grandi distinzioni fra quelle ad alto e a basso reddito - registravano un progressivo rallentamento. Ma è solo tra la fine del 2008 ed il 2009 che l'economia mondiale avrebbe subito il più grave declino dell'attività economica dal secondo dopoguerra, con un tasso di crescita del PIL reale addirittura negativo secondo i calcoli del Fondo Monetario Internazionale.

A differenza di altre recessioni a cui è stata talvolta accostata (ad esempio i due shock petroliferi del 1973 e 1979), per questa - ribattezzata ormai la "Grande Recessione" - è difficile individuare nell'economia reale cause scatenanti che ne spieghino in modo plausibile l'insorgere e la successiva gravità: né gli aumenti dei prezzi delle materie prime e dei prodotti agricoli sui mercati mondiali, né gli "squilibri" nella bilancia commerciale tra gli Stati Uniti e diverse economie emergenti - pur presenti - risultano credibili in tal senso.

Più adeguato pare invece un altro confronto, quello con la Grande Depressione degli anni '30, sia per la durata, l'estensione e la gravità della recessione che per il verificarsi, in quasi perfetta concomitanza con l'inizio di entrambe le contrazioni, di una grave crisi finanziaria: il crollo di Wall Street nell'ottobre del 1929  allora, il Credit Crunch nel 2007-2008.

L'ultima grande crisi finanziaria globale iniziava infatti già nell'agosto del 2007 con l'insolvenza di tre fondi comuni di una grande banca francese, per poi culminare nell'autunno del 2008 con lo spettacolare fallimento di Lehman Brothers e la nazionalizzazione, di fatto, di una ampia porzione dei principali intermediari finanziari mondiali da parte dei governi. Un eventuale "contagio" dalla finanza all'economia reale risulta spiegabile tramite meccanismi economici noti e condivisi, e la natura finanziaria dello shock che ha scatenato la Grande Recessione e ha concorso a determinarne la gravità resta fino ad oggi la spiegazione più plausibile.

Per comprendere le attuali condizioni dell'economia, formulare uno scenario macroeconomico per il futuro e coglierne le implicazioni per la supply chain è pertanto indispensabile una conoscenza, seppur sommaria, degli eventi avvenuti negli ultimi anni: questi sono riassunti nelle due sezioni che seguono, mentre nella quarta ricapitoliamo i principali elementi dello scenario che avevamo delineato in questa stessa sede l'anno passato, per poi concentrarci sul presente e sul futuro nelle due sezioni successive.

[Scarica l'intero documento]

 pdfStresa_2010

 
 
Greece 2010 is not Italy 1992 (but the UK may very well be)
Scritto da Fabio Sdogati   
martedì 23 febbraio 2010

To see the video in YouTube: click here

What is happening on the sovereign debt market must be really incomprehensible to many economists and commentators (professionally) grown up over the last thirty years or so. Indeed, most everything that had become conventional wisdom over the post-Lucas (1974) paper seems to have become irrelevant: distinguished colleagues who have lived their life in terror of inflationary bouts following monetary (or fiscal) expansions are witnessing falling producer prices quarter after quarter; those who believe(-d?) that interest rates have an impact on investment spending are lost in a world in which discount rates are at zero (the intended federal funds rate) or 1% (the refinancing rate), when the President of the Federal Reserve System announces that those values are going to stay for a long time to come while announcing an increase of the discount rate; and those who believe in the thaumaturgic powers of ‘the markets' to bring equilibrium if and when unencumbered by policy interventions must surely feel like those great politicians who, in the thirties, thought that a good financial crises would ‘cleanse the economy of its excesses' -whatever that means.

Perhaps the ballooning debate about the likely effects of the Greek Government's recently uncovered large deficit and debt would be a good starting point to begin understand both the situation on the bond market and the general outlook of the current crisis.

The article is organized as follows. In section 1 I briefly discuss the background of the current situation on the sovereign debt market. One can always expect to learn something interesting from such exercises; Section 2 reviews the basic economic mechanisms leading to the 1992 crisis. Here the question to answer has to do with what economic theory has to say about the current situation as opposed to the 1992 one. Section 3 highlights the differences between then and now; conclusions are reported is Section 4.


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Obama e la (ri)regolamentazione dell'alta finanza dopo la Grande Recessione
Scritto da Andrej Sokol   
lunedì 22 febbraio 2010

Mentre il Fondo Monetario Internazionale rivede al rialzo le proprie previsioni di crescita per l'economia mondiale, pur segnalandone la mancanza di omogeneità fra le principali aree economiche e la cruciale dipendenza dalle componenti pubbliche della domanda aggregata, gli ambienti politici ed economici sono ancora impegnati ad elaborare appieno il significato delle proposte di riforma del sistema finanziario avanzate dal Presidente degli Stati Uniti nella sua conferenza stampa del 21 gennaio scorso, in parte riprese anche nel discorso del 27 gennaio sullo Stato dell'Unione. Il contenuto economico di tali proposte e alcune considerazioni generali sulla loro possibile portata costituiscono l'oggetto del presente articolo.

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