Ecco il testo dell'intervista di Massimo Degli Esposti al professor Fabio Sdogati, pubblicata sul Quotidiano Nazionale il 27 settembre 2011:
Fabio Sdogati, ordinario di Economia internazionale al Politecnico di Milano e al Mip, scrisse già nel novembre del 2009: «L’euro e l’Europa sono sotto attacco». Ha continuato a ripeterlo finchè i fatti non gli hanno dato ragione. «Ma quale Grecia? — continua a dire — Qui i mercati hanno semplicemente intuito che una sola banca centrale non può reggere con 17 diversi governi nazionali. E hanno agito di conseguenza puntando sull’eurocrash». Ma oggi Sdogati è pronto a scommettere che l’euro non salterà.
Perché professore?
«Perché oggi l’Europa un governo solo comincia ad averlo».
Quale?
«Quello franco-tedesco, Sarkozy-Merkel se preferisce. Il 16 agosto si sono visti, hanno detto cosa bisogna fare e chi doveva farlo. Senza consultare nessuno, senza infilarsi nelle snervanti procedure comunitarie. Bypassando anche qualche governo, per esempio il nostro quando si sono rivolti direttamente al presidente Napolitano. Poi hanno fatto piazza pulita alla Bce».
Appare a chi scrive che la crisi emersa nel 2007 abbia generato il problema dei debiti pubblici in un modo e in una dimensione tali da richiedere un ripensamento del ruolo degli stessi nella gestione anticiclica delle economie nazionali e dell’economia mondiale. Il dibattito pubblico avviatosi con il declassamento dei titoli del debito del governo greco del 22 ottobre 2009 sembra centrato su una questione che in passato veniva definita ‘fine tuning’, cioè più attenta al quando avviare politiche fiscali restrittive che non al se avviarle; e poi, se sia preferibile che i governi agiscano più dal lato dell’aumento del prelievo o piuttosto dal lato della riduzione della spesa. Obiettivo di questo breve saggio è presentare un’analisi della situazione economica mondiale corrente diversa da quella che, almeno apparentemente, sembrano aver adottato i governi dei paesi membri dell’Unione Europea. La tesi che si vuol sostenere è che le politiche di ‘risanamento dei conti pubblici’ di cui si discute ampiamente sono
a. basate su analisi errate della situazione corrente;
b. produrranno un peggioramento sensibile delle condizioni economiche in Europa;
c. avranno l’effetto di ristabilire flussi di finanziamento certo dei debiti privati e pubblici statunitensi – il cui governo non sembra gradire affatto l’idea del cosiddetto ‘risanamento’ dei propri conti.
Incidentalmente: proprio questo sembra essere stato il risultato del G20 di Toronto, tenutosi il 26 e 27 giugno 2010.
On 26 June 2011 the Bank for International Settlement, the world’s oldest international financial organization based in Basel, Switzerland, published it 81st Annual Report. Amidst the authorities’ concerns regarding the Greek debt crisis, the prospects of failure to raise the U.S. debt limit on the 2nd of August, and the nomination of a new IMF managing director, the BIS report provides the following major insights, which regard fiscal and monetary policy in particular and can be summarized through the following sentences:
“…While investor distrust forced European politicians to act repeatedly over the past year, fiscal imbalances in other countries, including the United States, the United Kingdom and Japan, had little market impact. Nonetheless, recognising the risks associated with waiting, the UK government that took office in May 2010 announced a range of austerity measures. Rating agencies provided further confirmation of the fiscal dangers facing major advanced sovereigns…”
“…Fiscal authorities need to act quickly and decisively before disaster strikes again… and must take swift and credible action to bring debt levels down to sustainable levels. This requires taking short-term measures to reduce deficits in the aftermath of a costly recession while addressing longer-term challenges arising from structural imbalances…”
Something good has come from the week of passion: Europe got the message. After one year and a half invoking for fiscal austerity in ‘bad’ countries, many economists are now arguing that the European crisis, rather than a debt issue, is more a problem of the Euro threatening the foundation of the currency area [i]. Even politicians seem now more cohesive than before, as the deal reached last week at the Brussels summit showed. Although it is likely that some country will raise doubts and questions about the solution (as it always happened in the past), it is a first step for the EU towards something more than a monetary union.
The week that began on
Friday was, to some, the week during which the Italian Government debt
came under attack. True. But the true objective is the Euro, as it has
always been
ever since October 22, 2009. As we have always maintained since.