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Scritto da Gianluca Orefice
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martedì 24 febbraio 2009 |
Ciò che in molti si aspettavano è accaduto: il crollo delle esportazioni italiane
dovuto (interamente?) agli effetti reali della crisi finanziaria si è realizzato. I dati
diffusi dall’ISTAT nel comunicato del 19 febbraio 2009 sullo scambio
commerciale internazionale dell’Italia verso l’Unione Europea dicono che tra
dicembre 2007 e dicembre 2008 il valore delle esportazioni è diminuito del
13.8%, mentre per l'intero 2008 la caduta rispetto all'anno precedente è stata dello
0,7%; sebbene nel periodo gennaio-dicembre 2008 la variazione negli scambi
commerciali complessivi sia rimasta positiva, tale crescita appare assai modesta,
pari al 2%.
[Continua nel documento di Analisi scaricabile di seguito]
Crisi dell'export italiano
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Scritto da Andrej Sokol
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mercoledì 04 febbraio 2009 |
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Chi
ancora nutrisse dei dubbi sulla portata dei danni che la crisi
finanziaria avrebbe eventualmente arrecato all'economia reale può
confrontarsi oggi con cifre concrete sulla produzione, l'occupazione
e il commercio internazionale. Nonostante le massicce iniezioni di
liquidità da parte delle banche centrali, gli intermediari
finanziari continuano a centellinare il credito, con effetti
devastanti sulla domanda aggregata e quindi sulla produzione. Sia il
ripristino del flusso del credito che la ripresa dell'economia reale,
così come l'evitare una ricaduta nel protezionismo commerciale e
finanziario, richiedono seri e coordinati interventi governativi; su
tutti e tre i fronti, nonostante alcuni segnali incoraggianti, resta
ancora molto lavoro da fare.
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Scritto da Fabio Sdogati e Andrej Sokol
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lunedì 19 gennaio 2009 |
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L'otto gennaio scorso, a meno di due settimane dal suo insediamento, il Presidente Eletto degli Stati Uniti Barack Obama ha delineato le principali caratteristiche del American Recovery and Reinvestment Plan, il pacchetto di stimolo fiscale con cui la nuova amministrazione intende contrastare la recessione dell'economia americana, creando o salvando almeno tre milioni di posti di lavoro entro la fine del 2010. Appena due giorni dopo, Christina Romer, la futura direttrice del Council of Economic Advisers, e Jared Bernstein, membro dell'ufficio del Vice-Presidente Eletto, hanno pubblicato un'analisi preliminare degli effetti stimati di un tale piano di politica fiscale sull'occupazione.
[Continua nel documento di Analisi scaricabile di seguito]
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Scritto da Fabio Sdogati
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giovedì 06 novembre 2008 |
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Scrivo questo pezzo esattamente durante le ore della ‘grande espansione’: la Banca d’Inghilterra ha appena tagliato il proprio tasso di riferimento di 150 (centocinquanta!) pb, la Banca centrale Svizzera ha seguito subito dopo con un ‘modesto’ taglio di 50 pb, infine pochi minuti fa la Banca centrale europea ha tagliato anch’essa di 50 pb. Perché?
La risposta a questa domanda non è ovvia, e certamente non sembra univoca. Ad esempio, gli amanti delle simmetrie diranno che siccome la banca centrale statunitense ha tagliato pochi giorni fa, così occorreva facessero anche altre Banche centrali importanti; gli amanti della vaghezza diranno che la crisi è globale e che la risposta deve, conseguentemente, essere globale; gli amanti della teoria secondo cui basta tenere i tassi di interesse bassi abbastanza perché l’economia ‘riparta’ diranno che il tasso di interesse reale è ancora troppo alto. E così via giustificando.
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Scritto da Fabio Sdogati
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lunedì 20 ottobre 2008 |
Il pezzo pubblicato su questo sito il 7 marzo scorso chiedeva esplicitamente “Più Europa, non meno; e più spesa pubblica, non meno.” Dopo poco più di sei mesi la nostra previsione si sta avverando.
Certo non avevamo previsto le forme precise che la crisi del credito avrebbe assunto, né i tempi, e tantomeno la sua gravità. Ma avevamo chiaramente percepito i segni della stagnazione, e mettevamo in guardia contro le tentazioni nazionaliste entro l’Unione Economica e Monetaria.
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