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Il grande freddo
Scritto da Andrej Sokol   
mercoledì 04 febbraio 2009

Chi ancora nutrisse dei dubbi sulla portata dei danni che la crisi finanziaria avrebbe eventualmente arrecato all'economia reale può confrontarsi oggi con cifre concrete sulla produzione, l'occupazione e il commercio internazionale. Nonostante le massicce iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali, gli intermediari finanziari continuano a centellinare il credito, con effetti devastanti sulla domanda aggregata e quindi sulla produzione. Sia il ripristino del flusso del credito che la ripresa dell'economia reale, così come l'evitare una ricaduta nel protezionismo commerciale e finanziario, richiedono seri e coordinati interventi governativi; su tutti e tre i fronti, nonostante alcuni segnali incoraggianti, resta ancora molto lavoro da fare.

 

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La Fed esce di scena: il pacchetto fiscale del nuovo governo americano
Scritto da Fabio Sdogati e Andrej Sokol   
lunedì 19 gennaio 2009

L'otto gennaio scorso, a meno di due settimane dal suo insediamento, il Presidente Eletto degli Stati Uniti Barack Obama ha delineato le principali caratteristiche del American Recovery and Reinvestment Plan, il pacchetto di stimolo fiscale con cui la nuova amministrazione intende contrastare la recessione dell'economia americana, creando o salvando almeno tre milioni di posti di lavoro entro la fine del 2010. Appena due giorni dopo, Christina Romer, la futura direttrice del Council of Economic Advisers, e Jared Bernstein, membro dell'ufficio del Vice-Presidente Eletto, hanno pubblicato un'analisi preliminare degli effetti stimati di un tale piano di politica fiscale sull'occupazione.

 

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Perché questo diluvio di liquidità?
Scritto da Fabio Sdogati   
giovedì 06 novembre 2008
Scrivo questo pezzo esattamente durante le ore della ‘grande espansione’: la Banca d’Inghilterra ha appena tagliato il proprio tasso di riferimento di 150 (centocinquanta!) pb, la Banca centrale Svizzera ha seguito subito dopo con un ‘modesto’ taglio di 50 pb, infine pochi minuti fa la Banca centrale europea ha tagliato anch’essa di 50 pb. Perché? La risposta a questa domanda non è ovvia, e certamente non sembra univoca. Ad esempio, gli amanti delle simmetrie diranno che siccome la banca centrale statunitense ha tagliato pochi giorni fa, così occorreva facessero anche altre Banche centrali importanti; gli amanti della vaghezza diranno che la crisi è globale e che la risposta deve, conseguentemente, essere globale; gli amanti della teoria secondo cui basta tenere i tassi di interesse bassi abbastanza perché l’economia ‘riparta’ diranno che il tasso di interesse reale è ancora troppo alto. E così via giustificando.
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ED ECCO CHE TORNIAMO ALLE POLITICHE KEYNESIANE
Scritto da Fabio Sdogati   
lunedì 20 ottobre 2008
Il pezzo pubblicato su questo sito il 7 marzo scorso chiedeva esplicitamente “Più Europa, non meno; e più spesa pubblica, non meno.” Dopo poco più di sei mesi la nostra previsione si sta avverando.
Certo non avevamo previsto le forme precise che la crisi del credito avrebbe assunto, né i tempi, e tantomeno la sua gravità. Ma avevamo chiaramente percepito i segni della stagnazione, e mettevamo in guardia contro le tentazioni nazionaliste entro l’Unione Economica e Monetaria.

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Più spesa pubblica, non meno. E più Europa, non meno
Scritto da Fabio Sdogati   
venerdì 07 marzo 2008

Da quasi otto mesi ormai gli effetti della cosiddetta "crisi dei mutui sub prime" appaiono ogni giorno più gravi di quanto non fossero apparsi il giorno precedente. Che la situazione sia enormemente più grave di quanto non si sia stati in grado di prevedere è ormai evidente: basti pensare che il presidente della banca centrale statunitense arriva al punto di annunciare pubblicamente che alcune banche importanti sono sull'orlo del fallimento; che il rallentamento dell'economia mondiale si sta facendo sentire anche su paesi, quali India e Cina, che si pensava sarebbero stati immuni dal ‘contagio'; che, infine, il tasso di crescita previsto per l'Italia nel 2008 è ormai assai prossimo allo zero.

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