| Atene non è un'azienda |
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| Scritto da Fabio Sdogati, sull'Unità del 27 settembre | |
| giovedì 29 settembre 2011 | |
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Questa crisi ha avuto iniziato il 7 agosto 2007, quando una grande banca annunciò pubblicamente che tre dei suoi fondi di investimento non erano solventi. La spiegazione inventata lì per lì fu l’inadempienza dei mutuatari sub prime negli Stati uniti: le banche, in altre parole, si trovavano in difficoltà perché molti cittadini non erano stati in grado di pagare le rate del mutuo. Nel giro di pochi giorni questa spiegazione si rivelò del tutto ridicola lasciando lo spazio ad una analisi diversa secondo la quale alla base della crisi stava il coincidere di quattro avvenimenti maturati tra la fine degli anni ottanta e il 2007: 1. il crescente travaso di risparmi dai paesi emergenti verso Stati Uniti, Regno Unito e Spagna in particolare, a partire dalla crisi del sudest asiatico del 1997-98; 2. il completamento del processo di deregolamentazione dell’intermediazione finanziaria culminato negli Stati Uniti con il Gramm-Rudmann Act nel 1999; 3. la politica monetaria espansiva adottata dalla Banca Centrale statunitense per ridurre gli effetti potenzialmente devastanti della crisi delle dot.com nel 2000 e dell’attacco alle torri gemelli del 2001; 4. l’emergere prepotente della finanza strutturata a partire dalla fine degli anni ottanta, cioè di crescente uso da parte delle banche di strumenti finanziari ‘derivati’. Un esempio? Il titolo derivante dalla erogazione di un mutuo fondiario non viene trattenuto dalla banca per la durata del credito nel modo in cui molti di noi pensano, ma usato come ‘sottostante’ nella emissione di altri titoli di credito: carta, come si chiama in gergo bancario.
Che si accetti o meno la spiegazione offerta qui sopra, cioè quali che siano state le cause ‘vere’ della crisi, le banche ne sono al centro. Una dopo l’altra esse hanno mostrato di essersi esposte negli anni con emissioni di credito a clienti sempre più rischiosi ma, soprattutto, per cifre inconcepibili rispetto alla propria capitalizzazione. Ecco che cosa si intende oggi quando si dice che ‘le banche sono sottocapitalizzate’: hanno un capitale troppo piccolo per far fronte a tutti gli impegni e i rischi che si sono assunte.
Questo è il quadro entro cui va pensata la fase attuale della crisi,
iniziata il 22 ottobre 2009 quando una nota agenzia di rating emise un
giudizio negativo sul debito emesso dal governo greco (un governo appena
insediato, che aveva vinto le elezioni diciassette giorni prima!).
Moltissimi, fin da subito, battezzarono la situazione come ‘crisi
greca’. Peccato che, quali che fossero le condizioni della finanza del
governo greco, la crisi non aveva nulla a che vedere con esse: più
semplicemente, i ‘mercati’ avevano cominciato ad attaccare il paese più
piccolo dell’area euro lasciando intendere che l’attacco sarebbe
continuato a lungo e contro molti dei paesi dell’area euro. Anche qui un
errore: il problema era, ed è, politico. Mi spiego. |
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