| Perché questo diluvio di liquidità? |
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| Scritto da Fabio Sdogati | |
| giovedì 06 novembre 2008 | |
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Scrivo questo pezzo esattamente durante le ore della ‘grande espansione’: la Banca d’Inghilterra ha appena tagliato il proprio tasso di riferimento di 150 (centocinquanta!) pb, la Banca centrale Svizzera ha seguito subito dopo con un ‘modesto’ taglio di 50 pb, infine pochi minuti fa la Banca centrale europea ha tagliato anch’essa di 50 pb. Perché?
La risposta a questa domanda non è ovvia, e certamente non sembra univoca. Ad esempio, gli amanti delle simmetrie diranno che siccome la banca centrale statunitense ha tagliato pochi giorni fa, così occorreva facessero anche altre Banche centrali importanti; gli amanti della vaghezza diranno che la crisi è globale e che la risposta deve, conseguentemente, essere globale; gli amanti della teoria secondo cui basta tenere i tassi di interesse bassi abbastanza perché l’economia ‘riparta’ diranno che il tasso di interesse reale è ancora troppo alto. E così via giustificando.
Vorrei
provare a suggerire che occorre forse assumere un atteggiamento più critico nei
confronti delle Banche centrali impegnate ad inondare il mondo di liquidità. Userò
uno stile molto telegrafico, lasciando al lettore di riempire le caselle vuote.
1. La
grande espansione monetaria è iniziata quindici mesi fa. La liquidità
immessa nel sistema è cresciuta costantemente, anche se non a tassi uniformi
nei diversi sottoperiodi; è cresciuta costantemente, anche se non sempre in
modo visibilmente coordinato; è cresciuta costantemente, anche se gli strumenti
della politica monetaria adottati sono talvolta stati diversi da paese a paese.
Un’immagine semplice ma potente per porre un quesito ovvio: serve davvero
continuare a pompare acqua nell’abbeveratoio, visto che il cavallo non vuol
bere? L’espressione che tradizionalmente usano
gli economisti è proprio questa: “E’ inutile portare il cavallo
all’abbeveratoio se questi non vuole bere.” Ebbene, l’ho sentita poco tempo fa
completamente snaturata: “C’è tanta acqua in giro ma nessuna da bere.” Mi
sembra evidente che questa rappresentazione della realtà sia del tutto errata.
Mi spiego.
3. Gli
intermediari finanziari dovrebbero riprendere a concedere prestiti. Una
volta assorbita la liquidità aggiuntiva immessa nel sistema dalla Banca
centrale, gli intermediari finanziari dovrebbero trovare più ‘facile’ dare a
prestito. Anche questo è dolorosamente ovvio. A meno che.
4. A
meno che non intendano usare la liquidità per ragioni altre da quelle
istituzionali. Leggiamo tutti che mentre il governo statunitense (non la
banca centrale, ma non c’è differenza dal punto di vista di ciò che mi
interessa dimostrare qui) sta concendendo decine e decine di miliardi di dollari alle nove
banche più grandi degli Usa perché queste riavviino il processo di erogazione
del credito, la stampa le accusa di accumulare liquidità allo scopo di
acquisire banche e intermediari finanziari non appena questi mostrino segni
evidenti di difficoltà.
5. La
usano infatti per altre ragioni, visto l’andamento di Libor ed Euribor rispetto
ai tassi di riferimento. I tassi sui mercati interbancari non sono
aumentati dopo quella che chiamerò in modo neutro ‘la crisi di settembre’: il
divario iniziò a crescere nell’ottobre del 2007! Forse c’è un modello di
comportamento delle banche che già allora poteva essere identificato? (I miei
studenti ne hanno cominciato a sentir parlare già a settembre, in effetti).
6. E
allora perché offrire loro altra liquidità? Delle due l’una: o gli organi
di governo delle Banche centrali non sanno che cosa stanno facendo, oppure lo
sanno. Io non prendo neanche in considerazione la prima ipotesi: lo sanno,
sanno molto bene che politiche monetarie drammaticamente espansive in questa
situazione hanno come effetto principale quello del consolidamento del sistema
bancario attraverso processi di fusione e acquisizione.
7. Perché
finanziare un gigantesco processo di fusione e acquisizione
dell’intermediazione finanziaria? A questo non so rispondere, anche se non
sembra irragionevole avanzare l’ipotesi che questo serva a neutralizzare la
potenza di acquisto di intermediari finanziari ‘nazionali’ da parte di fondi
sovrani esteri, primi tra tutti i fondi di paesi dai grandi attivi commerciali
nei confronti degli Usa.
8. E
l’economia ‘reale’? L’economia reale non sembra affatto essere una
preoccupazione prioritaria delle Banche centrali impegnate nell’alluvione.
Sappiamo bene che tassi di interesse minori (quelli che le imprese pagano alle
banche, non quelli che le banche pagano alla Banca centrale!) sono più
favorevoli alla spesa che tassi di interesse maggiori: ma non sembra,
francamente, una grande novità. Qui ed oggi la novità è questa: che le banche
sanno di detenere in portafoglio forti quantità di titoli non prezzabili, e che
altre banche ne detengono altrettanti; che è quindi prudente mantenersi
liquide, il che offre il vantaggio aggiuntivo di poter finanziare facilmente
l’acquisizione di concorrenti in difficoltà; che oltretutto queste acquisizioni
sono, al minimo, non ostacolate dai governi nazionali e, bene che vada,
finanziate almeno parzialmente con i proventi del prelievo.
9. Esempio
di conseguenza perversa di una politica monetaria espansiva? I tassi sui
mutui ipotecari sono correlati all’Euribor. L’Euribor è cresciuto all’aumentare
della liquidità immessa nel sistema. Se quei tassi venissero calibrati
direttamente sul tasso di riferimento BCE il costo dell’indebitamento non
sarebbe aumentato per tutto il tempo in cui il tasso di rifinanziamento BCE è
stato fissato al 4;25%, e ciò per circa 3,5 milioni di mutuatari solo in
Italia. Questo sì sarebbe un effetto sull’economia reale.
10. Ma
nulla di quanto sopra è sconosciuto agli organismi dirigenti delle banche
centrali, nè ai loro uffici studi. |
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